Prog italiano anni ’70 storia e protagonisti è la trascrizione del video “I Migliori 10 Dischi del Progressive Italiano (Progressive Rock – Anni ’70)” che fa parte di Dischini una rubrica mensile di critica musicale a cura dello Youtuber Andy Cale. Puoi Seguirlo nei suoi social YouTube e Instagram
Mi considero anzitutto un incallito ascoltatore di musica, una passione che è nata con l’adolescenza e si è sviluppata poi negli anni in diversi generi musicali. È da qua che ho voluto intraprendere questa rubrica di ascolto con delle chart in cui vi presento, in maniera assolutamente soggettiva, i migliori album, suddivisi talvolta per genere, talvolta per nazione, talvolta per mood. Vedremo un po’ dove ci porterà questa rubrica col tempo, in base anche ai vostri feedback e commenti.
Ho voluto inaugurare questa nuova rubrica con il progressive italiano, partendo da una premessa: il progressive, sicuramente, è stato nel suo senso più ampio, quindi anche al di fuori dell’Italia, uno dei generi a cui mi sono più legato anche nella mia identità musicale come musicista. Un’esperienza soprattutto illuminante nella mia adolescenza, ma che mi sono portato poi dietro negli anni. Troviamo sicuramente delle sonorità più universali nel progressive inglese, americano, tedesco talvolta, ma si rimane sempre incantati davanti al progressive italiano per come sia stato possibile assistere a una scena così ricca, florida, poliedrica nel nostro paese negli anni di grande fervore culturale, per motivi non solo musicali, quali sono stati gli inizi degli anni Settanta e che con gli anni ha infatti catturato l’attenzione di molti ascoltatori esteri.
Non è un caso che infatti molte band degli anni ’70 si ritrovano poi a poter rivivere una seconda giovinezza attraverso tournée in Giappone, in Sudamerica, in angoli del mondo in cui c’è un grande senso di fascino verso la scena italiana. Da questo mio amore per il progressive italiano, quindi, un piccolo tributo con questa lista dei dieci dischi, almeno alle mie orecchie, più importanti della scena.
Regole:
- Assoluta Soggettività.
- Massimo un album per Artista/Band.
- Un disco storico non è necessariamente qui.
10° On the Road to YS – Il Balletto di Bronzo – 1972
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Il Balletto di Bronzo –Secondo Incontro
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Il Balletto di Bronzo –Napoli Sotterranea
9° Giro di Valzer per Domani – Arti & Mestieri – 1975
Arriviamo quindi nella mia città, con quello che ritengo essere uno dei progetti più importanti partoriti dalla mia Torino lungo la storia del rock, in un disco che strizza molto l’occhio alla fusion. Insomma, parte strumentale e dalle sonorità più distese, più armoniose, anche per merito di grandi inserti violinistici. Solitamente, quando si parla di Arti & Mestieri, si parla in particolar modo di Tilt, il primo album. Eppure, tendo ad apprezzare il secondo, per una maggiore omogeneità tra le tracce, con un risultato finale più compatto, diretto.
La prima formazione degli Arti & Mestieri è un tripudio di virtuosi, tra cui, impossibile non menzionare, Venegoni, chitarrista che poi si è affermato anche a livello solistico con un percorso molto dedicato alla musica fusion; e Furio Chirico, batterista virtuoso, è rimasto negli anni un grande riferimento della batteria rock-jazz e che ha portato avanti un florido percorso anche accademico. Un disco dal sound molto creativo, ottimistico, punta sicuramente di diamante della scena torinese e, per me, importante anche per una più ampia panoramica del progressive italiano.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Arti & Mestieri – Saper Sentire
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Arti & Mestieri – Mescal
8° Buon Vecchio Charlie – Buon Vecchio Charlie – 1990 [postumo]
Impossibile, quando si parla del buon vecchio Charlie, non deragliare un attimo nella figura di Richard Banson, figura che abbiamo imparato a conoscere soprattutto dai primi anni dieci e che va a parare su tutt’altri aspetti. Figura provocatoria, controversa. Un meme vivente che si districa tra i suoi assoli infernali e una costante provocazione. Ebbene, andando indietro di quasi 50 anni, troviamo Richard Benson che era malapena adolescente. E anche per questo è giusto ragionare quindi in un’ottica più insieme di gruppo, in cui Richard Benson era sì chitarrista, ma non principale mente compositiva.
Ne esce un disco agli antipodi da quello che ci ha abituato negli anni. Un disco di grande caratura, è rimasto semisconosciuto per tanti anni, in quanto, ahimè, venne registrato nel ’71 ma non venne mai ufficialmente pubblicato. Troverà giustizia con una pubblicazione ufficiale soltanto nel ’90, dopo quasi 20 anni, in quanto il progetto si sciolse poco dopo le registrazioni e solo alcune copie, ufficiose, presero a essere distribuite negli anni d’oro. Un disco che non ti aspetti, dalle sonorità oniriche, un ricorrente tema bucolico, incontaminato, in cui è molto piacevole perdersi e valorizzato da un flauto protagonista che carica questo mood. Grande cavalcata nel brano di apertura, per poi affrontare spazi più dilatati e che fanno di questo disco, apparentemente del prog minore, in realtà uno dei miei dischi preferiti di tutta la scena.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Buon Vecchio Charlie – Evviva La Contea Di Lane
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Buon Vecchio Charlie – All’uomo Che Raccoglie I Cartoni
7° Zarathustra – Museo Rosenbach – 1973
One shot band? In un certo senso sì, come molti altri progetti, ahimè, di quel periodo. Ma in grande. Con un unico disco ma molto apprezzato all’estero, è sicuramente uno dei punti più originali della scena, che riprende delle sonorità che possiamo sempre definire dark prog, come abbiamo usato per Il Balletto di Bronzo. Un disco molto impegnato, che prende come tema Così parlò Zarathustra di Nietzsche. Testi anche qua piuttosto ermetici, compressi, quindi sarà impossibile fare un collegamento con quella che è la lettura originale. Lasciando in questo modo grande spazio al sound. Un sound molto austero, che vuole quindi evocare le turbe esistenziali e le domande più recondite dell’uomo. Un sound talvolta pesante, massiccio, ma che al contempo rimane sempre piuttosto melodioso. Anche il cantato è piuttosto vissuto, più di quanto spesso accade nel progressive italiano, bisogna essere sinceri.
Questo progetto genovese quindi porterà alla luce questo unico album, per poi sciogliersi e riconsiderare una formazione a inizio anni 2000, che però, a mio avviso, non sarà in grado di equiparare l’intensità di questo primo, unico disco, molto amato e menzionato da collezionisti anche fuori dall’Italia, soprattutto.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Museo Rosenbach – Il Tempio delle clessidre
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Museo Rosenbach – Dell’eterno ritorno
6° Biglietto per l’inferno – Biglietto per l’inferno – 1974
Questo lo ricordo con grande affetto perché è stato probabilmente il primo disco in assoluto di progressive italiano che ho sentito in vita mia. E parlo ormai penso di 15 anni fa… avevo sui 16 anni circa. Ed è anche un disco più facile nell’ascolto, che viene incontro soprattutto a chi è solito ascoltare musica rock, hard rock. Le sonorità che sentiamo infatti in questo disco strizzano l’occhio a un hard rock, talvolta alla Deep Purple, soprattutto nelle soluzioni organistiche, tastieristiche. E anche in certi riffoni di chitarra, più schietti direi. Se non un concept, ha comunque una linea comunicante in tutto il disco, che tratta della religione, delle sue contraddizioni. Epica, ad esempio, è La Prima Confessione, il brano di apertura, in cui viene cantato, recitato, il confronto tra un frate e un assassino che confessa le ragioni delle sue gesta e si chiede fino a dove si può parlare di morale o di amore per la vita. Per me, per l’appunto fu una bella linea comunicante, da giovane metallaro, che mi permise poi di affrontare tutto il resto del mondo progressive italiano.
Da menzionare, anche in rapporto alle tematiche trattate nel disco, la figura del cantante, che dopo questo progetto, che ha prodotto due album di cui uno peraltro rilasciato dopo lo scioglimento, è diventato frate. Mancato, ahimè all’inizio di questo decennio, per una malattia. Possiamo quindi parlare di hard prog in questo caso specifico.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Biglietto per L’inferno –Confessione
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Biglietto per L’inferno – Il nevare
5° L’Isola Di Niente – Premiata Forneria Marconi – 1974
I Beatles o i Rolling Stones? i Metallica o gli Slayer? la PFM o il Banco del Mutuo Soccorso? Arriviamo d’obbligo alla PFM e a giudicare dal posizionamento, si capisce quale tra i due gruppi preferisco, in un duello che in realtà reputo anche in questo caso piuttosto soggettivo. Così come reputo soggettiva la scelta del miglior disco della PFM, soprattutto nel primo blocco di quattro dischi.
Anzi, togliamo Photos of Ghosts, che sono brani reinterpretati con testi in inglese. Mi riferisco quindi a Storia di un Minuto, Per un Amico, L’Isola di Niente fondamentalmente. Ebbene, per rilevanza storica, molti sarebbero portati a mettere Storia di un Minuto, vuoi anche la tracklist all’interno, che presenta alcuni cavalli di battaglia, alcuni tra i più noti brani della PFM, tra cui Impressioni di Settembre, è Festa. Eppure, oggi voglio fare un po’ la voce fuori dal coro, ed è per questo che ho scelto L’Isola di Niente. Un po’ per valore affettivo, in quanto è stato il primo disco della PFM che ho mai sentito e un po’ per le atmosfere solari di cui è impregnato tutto questo album. Sotto questo aspetto più omogeneo degli altri.
Un album con il sole in fronte, con la line-up della PFM al proprio meglio, impreziosito da Mauro Pagani a violino e flauto, con inserti sempre di gran gusto. Insomma, imprescindibile la PFM, che ovviamente doveva trovare posto in questa classifica. E parliamo di loro e basta, senza scendere alla collaborazione con De André, che spesso tende a polarizzare troppo l’attenzione, a mio avviso.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Premiata Forneria Marconi – Is My Face on Straight
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Premiata Forneria Marconi – La Luna Nuova
4° Crac! – Area – 1975
Senza troppi giri di parole, troviamo qui quella che è la più grande voce del progressive italiano e, invero, di tutto il Novecento italiano a livello musicale: la figura di Demetrio Stratos. Voce formidabile, che ha mosso i suoi primi passi in quella che era ancora la scena beat italiana, con un gruppo, I Ribelli, che per questo si distinguevano in mezzo alla calca di gruppi della prima scena beat. E che nel progetto Area trova la sua manifestazione totale. Esperimenti con la voce che lo portarono a esplorare i limiti delle stesse capacità umane.
Una su tutte, la capacità polifonica di Demetrio Stratos con la voce. E a tal riguardo, esistono un paio di album dal carattere però didattico, che sono Metrodora e Cantare la Voce. Oggi però ci concentriamo sugli Area, uno dei progetti più esplosivi-creativi di tutta la scena, in un sound molto affine alla fusion, ma con influenze tra le più disparate. Può capitare spesso di sentire influenze orientali o anche citazionismi di musica classica, a comprova del loro grande eclettismo. Anche qua, i primi tre dischi viaggiano tutti a livelli altissimi.
La mia scelta di Crac! è perché con Crac! ci troviamo davanti, a mio avviso, a un prodotto più universale, che cerca, pur nella sua grande complessità, di venire incontro a un ascolto più disinvolto. E a tal riguardo, impossibile non menzionare il brano Gioia e Rivoluzione, esperimento di pop a tutto tondo. Probabilmente l’unico caso all’interno della discografia degli Area. Splendido anche il lato testi, con alcune lyrics tra cui ricordo con particolare affetto La Mela di Odessa, nel suo carattere ludico, fiabesco. Ahimè, Demetrio Stratos morirà prematuramente nel 1979 per una forma acuta di anemia che lo porteranno, nel giugno di quell’anno, a un collasso cardiocircolatorio.
Eppure, la lezione di Demetrio Stratos ancora oggi rimane forte. Ancora oggi oggetto di studio e di dibattito nel mondo accademico e ampiamente percepito anche fuori dall’Italia. Totalizzante anche l’approccio del tastierista Fariselli, che porta nei dischi un suo grande marchio di fabbrica, ovvero l’utilizzo di scale modali, scale etniche, sonorità che stimolano costantemente l’etnicismo degli Area.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Area – Megalopoli
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Area – Gioia e Rivoluzione
3° Concerto Grosso Per I New Trolls – New Trolls – 1971
Concerto Grosso consacra l’ingresso della band nei territori progressive, dopo un esordio, come molti altri gruppi di quell’epoca, bisogna ricordarlo, nel beat italiano, nella canzonetta italiana che ha accompagnato tutti gli anni Sessanta. E lo fa in grande, con quello che io reputo essere il loro capolavoro: Concerto Grosso.
Una dichiarazione d’amore al mondo della musica classica. Siamo quindi a parlare del frangente più neoclassico di tutta la scena, permeato di un’epicità e di una orchestrazione che rendono questo disco uno dei meglio invecchiati a livello di qualità sonora, per via dei numerosi elementi orchestrali. In particolare mi riferisco agli archi: potrete apprezzare infatti la grande qualità di registrazione di questo disco, a differenza di molti altri casi, che talvolta soffrivano dei mezzi utilizzabili in quegli anni. Una rock opera, chiamiamola così, divisa in capitoli e con degli inserti corali da brividi. In un disco pionieristico per tutta la scena, perché parliamo comunque del ’71.
Fa sorridere ogni tanto fare la corsa al semestre o al trimestre, in quel periodo, perché succedevano delle cose incredibili di sei mesi in sei mesi. Ma va riconosciuto loro uno dei ruoli pionieristici nella scena. E in questo disco, che vediamo forse in Italia al lato del progressive più virtuoso, più devoto alla tecnica, complice l’approccio per direttissima alla musica classica. I New Trolls, a fine del decennio, si sposteranno nuovamente in territori più pop, complice un cambiamento delle mode e un affievolirsi di tutta la scena progressive che, ricordiamo, in Italia si è concentrata nel giro di un lustro massimo, non di più.
Relativamente breve ma intensa.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
New Trolls – Adagio
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
New Trolls – Andante Con Moto
2° Fetus – Franco Battiato – 1972
È corretto annoverare nel progressive italiano il primo Battiato? Forse non del tutto, bisogna essere sinceri, in quanto ci troviamo a che fare con un approccio più sperimentale, meno intorno forse all’esaltazione della tecnica, in quanto Battiato era anzitutto un artista da studio più che da approccio live analogico. Il periodo tuttavia è quello ed è impossibile non inquadrarlo in quella scena così carica di fervore di quegli anni. Per questo ho voluto metterlo lo stesso. Parliamo in particolar modo del suo primo album LP, Fetus, disco che amo profondamente e che per me custodisce in assoluto il miglior Battiato di tutti i periodi che ha affrontato il Maestro. Battiato, possiamo dire, che fa da vero e proprio ponte tra il progressive italiano, la musica melodica italiana, leggera, più tradizionalmente intesa, e la musica sperimentale.
Questo disco è un grande collage con citazionismi classici, esperimenti molto diffusi di sintetizzatore, in quanto in quel periodo Battiato si interessava profondamente a tutta la scena primordiale di musica elettronica, partendo da grandi maestri quali Stockhausen. Possiamo in un certo senso dire che Fetus ha il primato di essere uno dei primi dischi elettronici in Italia. E lo fa in grande, lo fa con una formula universale, per tutte le orecchie. Possiamo anzi dire che, di questa classifica, per chi magari non è abituato o avvezzo alle sonorità progressive, questo è in assoluto il disco più universale di approccio.
Apparentemente un concept album? Beh, non del tutto, ma accomunato da dei testi che, in tutti i brani, si manifestano in modo parascientifico, possiamo dire. Molto enigmatici, spaziando tra biologia, fisica, matematica, con grande disinvoltura e, soprattutto, con grande estetica. Copertina scomoda per i tempi, in quanto viene raffigurato un feto appoggiato su della carta, che spinse la rete vendite talvolta a non pubblicare il disco, a non esporlo, per evitare polemiche. Piani alti quindi, per questo disco, per la sua universalità, per la sua capacità di arrivare a qualsiasi orecchio e perché per me custodisce il migliore Battiato di sempre…
…Battiato che si può riscontrare sia in Fetus che anche nei successivi Pollution e Sulle Corde di Aries.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Franco Battiato – Energia
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Franco Battiato – Meccanica
1° Banco Del Mutuo Soccorso – Banco Del Mutuo Soccorso – 1972
Ed eccoli qua, uno dei miei gruppi preferiti di tutti i tempi. E a mio avviso, il migliore esempio anche di esportazione del progressive italiano, che unisce al genere un’italianità che talvolta negli altri dischi che abbiamo visto non si coglie in maniera così autentica. Impossibile non parlare, quando si parla del Banco del Mutuo Soccorso, della voce di Francesco Di Giacomo. E risiede soprattutto in lui tutta l’importanza di questo progetto inequivocabilmente italiano, proprio a partire dall’approccio lirico della sua voce.
Qua si può parlare di “oro colato” per i primi tre dischi. Ed è impossibile non citare Darwin! ambizioso concept album, intorno alla teoria evoluzionistica di Darwin e ode anche all’ateismo in un certo senso. Avrei forse dovuto mettere quello in cima alla lista. Eppure, mi rendo conto che il primo omonimo, non essendo un concept album, rappresenta l’essenza della band nella sua forma più completa. Spaziando da momenti di grande epicità a eclettismi più jazz fusion e sonorità talvolta più austere e tetre. Insomma, dei frangenti che altri gruppi talvolta affrontano in maniera monotematica, come abbiamo visto parlare di dark prog o di versanti più fusion, e che invece nel Banco del Mutuo Soccorso vengono affrontati in maniera disparata, con questo comune denominatore di un cantato molto mediterraneo. E ammetto, rimpiangerò sempre di non aver potuto vedere live la voce di Francesco Di Giacomo, morto prematuramente qualche anno fa in un incidente stradale.
Un amore indissolubile quello per il Banco del Mutuo Soccorso, che mi porterò dietro per sempre.
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Banco Del Mutuo Soccorso – R.I.P. (Requiescant In Pace)
Prog italiano ’70 storia e protagonisti:
Banco Del Mutuo Soccorso – Il Giardino Del Mago
Conclusione
Concludiamo quindi questa prima chart intorno al progressive italiano, sicuramente uno dei generi che avevo più a cuore, anche in un’ottica divulgativa, per chi magari è nuovo a queste sonorità e che può quindi scoprire un’Italia assolutamente inedita. Mi riferisco in particolare alle generazioni più giovani.
A presto!
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