Enter Now








rock psichedelico anni '60 I migliori 10 album della stroia

Rock Psichedelico Anni 60: i 10 dischi che hanno fatto la storia

Rock Psichedelico Anni 60: i 10 dischi che hanno fatto la storia è la trascrizione del video “I migliori 10 dischi del Rock Psichedelico (Psichedelia – Anni ’60)” che fa parte di Dischini una rubrica mensile di critica musicale a cura dello Youtuber Andy Cale. Puoi Seguirlo nei suoi social YouTube e Instagram


Secondo capitolo dei dischi con un altro genere a me caro, ci spostiamo negli anni ’60 nella scena psichedelica. Già! Genere a me caro perché per buona parte del mio percorso da musicista mi sono identificato nella psichedelia. Mi riferisco in particolare ai miei primi vent’anni e alle sonorità che affrontavo con la mia band The Selfish Cales che in quel periodo andavano a strizzare l’occhio a tutta la scena psichedelica di fine anni ’60. Quindi con grande affetto e anche con un po’ di identificazione, ho stilato questa classifica. Sicuramente troverete dei grandi assenti, un po’ per la soggettività di questa classifica e un po’ perché in realtà molti dischi, spesso annoverati nel filone della musica psichedelica, a mio avviso appartengono più al blues, al folk, talvolta al pop. Non me ne abbiate quindi, ed è probabile che vedrete questi dischi omessi in questa classifica in più opportune classifiche di altri generi. Beatles in primis. Il nostro raggio d’azione sono quindi la seconda metà degli anni Sessanta fino a inizio anni ’70, quando il genere inizierà spesso e volentieri a essere assimilato dal progressive. Le due principali scene che andremo a vedere saranno quella inglese e americana, luoghi in cui si è affermato per antonomasia il genere.

Regole:

  • Assoluta Soggettività.
  • Massimo un album per Artista/Band.
  • Un disco storico non è necessariamente qui.

10° Round The Edges – Dark – 1972

Disco meno conosciuto, è infatti appartenuto a una one-shot band, in un vissuto, quello dei Dark, che assomiglia molto alle band del progressive italiano che rilasciavano spesso solo un disco, talvolta persino postumo, per poi dissolversi nel nulla. In realtà faranno un altro disco nel ’96, ma ben distanti dall’epicentro della contro-cultura psichedelica. Round The Edges è un disco che raggiunge delle quotazioni stellari tra i collezionisti perché rarissimo, difficile da trovare e rimasto sconosciuto a quasi tutti fino all’avvento dell’internet, che ha portato un sacco di gemme nascoste, incluso questo singolo caso. Round The Edges è un disco sorprendente, psichedelia inglese del frangente un po’ più heavy.

Possiamo parlare di heavy psych in questo caso, che però riesce a raggiungere un equilibrio perfetto con la melodia. Infatti è un disco di immediato approccio, ma anche con delle belle dosi di fuzz, uno dei primi distorsori messi in commercio e che noi musicisti conosciamo bene per il suo carattere indisciplinato, gutturale, sporco. Uno splendido disco che quindi fa anche da ottima vetrina a questo effetto, per gli appassionati di effettistica, e lo inserisce in mezzo a inserti di grande melodia, a dispetto dell’indole spesso rumoristica di questo tipo di effetto. Un disco quindi piuttosto energico, ma anche ragionato. Fiore all’occhiello, a mio avviso, della psichedelia inglese e che consiglio a tutti coloro che magari non l’avevano ancora scoperto.

Rock Psichedelico anni ’60:
Dark – R.C.8

Rock Psichedelico anni ’60:
Dark – Maypole


Tangerine Dream – Kaleidoscope – 1967

Disambiguazione, come dice Wikipedia: esistono due band con lo stesso identico nome appartenenti alla stessa identica scena. C’erano dei Kaleidoscope inglesi e americani. Oggi ci concentriamo su quelli inglesi, che ho prediletto ma ci tengo comunque a dire che anche gli americani hanno sicuramente un’interessante caratura, più appartenenti alla scena folk, folk psichedelico, a dispetto degli inglesi che ora vedremo, che rimangono in un comparto più dichiaratamente elettrico e anche pop. Splendido esempio di psichedelia inglese, una psichedelia che in Inghilterra spesso si manifesta in maniera più acida a livello armonico-compositivo. Quindi una psichedelia spesso più ragionata nella sua espressività.

Brani che, in questo caso, mantengono di base una struttura pop, ma diciamo acidificate in maniera perfetta. Un sound piuttosto morbido, lontano da distorsioni di troppo, per questo più affine a un certo pop e dal carattere un po’ ovattato, fiabesco, che offre così un’incantevole istantanea di una scena e di una band che ahimè durò ben poco. Effimera, infatti, è stata la carriera dei Kaleidoscope inglesi che, dopo questo primo Tangerine Dream, hanno pubblicato un secondo, Faintly Blowing quando ormai erano già sciolti. Sono durati poco più di un anno.

Rock Psichedelico anni ’60:
Kaleidoscope – Dive Into Yesterday

Rock Psichedelico anni ’60:
Kaleidoscope – Flight From Ashiya


Ogdens’ Nut Gone Flake – Small Faces – 1968

Queste nuove scene, questi nuovi generi musicali che si affermano con impeto nel giro di pochi mesi, spesso ereditano band provenienti da altri generi. Questo è il caso degli Small Faces, che arrivavano dalla scena mod, garage. In realtà non l’unico esempio di band che arriva da quei contesti per poi sfociare nella psichedelia. Degni di menzione sicuramente anche gli Yardbirds, i Kinks che hanno effettuato una metamorfosi del tutto simile in quel periodo. Eppure di queste band che arrivavano da territori più garage, di rock quindi più tradizionale, Ogdens’ Nut Gone Flake è sicuramente il caso più azzeccato, più ispirato. In un disco che sposa molto bene la sensibilità psichedelica, soprattutto attraverso la opening track, che è anche la traccia che dà il titolo al disco, completamente strumentale, in un’ode ai nuovi effetti scoperti in quegli anni, tra cui soprattutto il wah-wah.

Questo disco fa da ponte tra una tipica personalità british, a opera del cantante Steve Marriott, alla contaminazione musicale che stava portando in quel periodo la psichedelia. Anche qua i confini col pop… è un disco sicuramente easy listening, di cui ricordo in particolare i brani Afterglow , splendido brano che in apertura si carica e la… scialla… permettetemi il termine, Lazy Sunday. Delizioso anche il tipico accento di Steve Marriott che emerge in questi brani.

Rock Psichedelico anni ’60:
Small Faces – Afterglow (Of Your Love)

Rock Psichedelico anni ’60:
Small Faces – Ogdens’ Nut Gone Flake


In-A-Gadda-Da-Vida – Iron Butterfly – 1968

Beh, qui finiamo in una delle più consuete pietre miliari della scena psichedelica. Gruppo americano nato nel 1965 e che ha vissuto attraverso molte, anche travagliate line-up, rilasciando in tutto sei dischi studio nel corso di una lunga carriera che continua ancora oggi. In-A-Gadda-Da-Vida rimane il loro capolavoro, datato 1968. Disco per il quale però voglio fornire una prospettiva diversa, diversa dalla title track, che molti conosceranno. Brano, ammettiamolo, da immaginario collettivo,è anche una delle prime suite della storia del rock. Dico questo perché il lato A del vinile, (ricordiamo che il lato A erano cinque brani, mentre il lato B era totalmente dedicato alla title track, In-A-Gadda-Da-Vida), sono impregnati di un mood solare, estivo.

Provate a spararvi, ad esempio, il lato A in macchina durante una gita al mare e capirete un po’ cosa intendo. Un disco che amo anche per il comparto organistico e che consiglio quindi, in questa classifica, di rivedere sotto una prospettiva diversa, concentrandosi sui cinque brani di apertura, tra cui ricordo in particolar modo la opening Most Anything You Want e My Mirage. Splendido e con qualche germoglio di quello che in futuro sarà l’hard rock.

Rock Psichedelico anni ’60:
Iron Butterfly – Flowers and Beads

Rock Psichedelico anni ’60:
Iron Butterfly – My Mirage


Tomorrow – Tomorrow – 1968

Altra one-shot band sì, ma in questo caso ammettiamolo, per giustificati motivi. È infatti la band culla di Steve Howe, leggendario chitarrista degli Yes, (che è uno dei miei chitarristi preferiti in assoluto), che quindi dopo questo primo album omonimo, per cause di forza maggiore, è passato agli Yes, decretando lo scioglimento del progetto Tomorrow. Altro nome, possiamo dire, illustre di questa formazione, Twink, pseudonimo di John Alder, batterista della band che poi continuerà un’interessante carriera solista, sempre a nome Twink pieno stile psichedelico, ma dall’indole un po’ più oscure, esoteriche, cosa che invece non riscontriamo in questo disco, che è di tutti quelli che vediamo il più energico, spensierato. In una splendida alchimia e soprattutto una splendida omogeneità. Sono tutte tracce molto simili per mood, per approccio, che costituiscono un disco molto compatto come personalità.

Io amo Steve Howe soprattutto per la sua capacità di evocare certe sonorità, certe atmosfere, pur rimanendo sobrio come chitarrista, senza grandi utilizzi di effetti. Un suono piuttosto leggero, un leggero crunch, una leggera saturazione. Vivendo molto la tastiera della chitarra soprattutto a livello melodico, correndo su e giù per il manico con degli abbellimenti sempre di gran gusto. Qui vediamo quindi la culla di un chitarrista tra i più originali di tutti gli anni Settanta, e che dimostra una grande personalità già prima degli Yes che, a seguire, creeranno un vero e proprio mondo parallelo nella scena progressive. Negli altri strumenti comunque molto interessanti alcuni giochi di effetti, potete sentire ad esempio nella prima My White Bicycle, la batteria registrata al contrario. Ricordo anche i brani Real Life Permanent Dream e Hallucination. I tomorrow, ahimè, dureranno un anno scarso, ma sarà facile, direi, consolarsi con quello che saranno poi gli Yes, che affronteremo poi in una chart dedicata al progressive.

Rock Psichedelico anni ’60:
Tomorrow – My White Bicycle

Rock Psichedelico anni ’60:
Tomorrow – My White Bicycle


The Doors – The Doors – 1967

Beh, qua mi verrete incontro sicuramente. Parliamo sicuramente di uno dei lati più storici, iconici della scena, ma non per questo meno importante. Un disco rivoluzionari, a partire da quando è uscito il ’67, quindi in apertura della stessa scena psichedelica e che a me piace ricordare soprattutto per il ruolo rivoluzionario in quel periodo di Ray Manzarek. Si è infatti soliti affrontare i Doors passando prima sempre per la figura di Jim Morrison, a mio avviso un’ingiustizia perché la grandezza, le colonne di questo progetto passano soprattutto da Ray Manzarek. Un disco coraggioso anche nella formazione. Il tastierista che di fatto sostituisce il bassista con il piano bass e che attraverso una sezione di un piano elettrico, poche ottave di un piano elettrico, gestisce tutte le bass lines della band, senza far sentire alcuna mancanza a mio avviso.

Mi attengo quindi al primo disco sia per la sua carica rivoluzionaria, in quello che abbiamo appena detto, il lato strumentale, compositivo di Ray Manzarek, che anche per la presenza di tante hit tra cui in primis, Light My Fire, Break On Through, The End e una delle più belle ballad di questo periodo, che per me è The Crystal Ship. A costo di sembrare più scontati quindi, piani alti per un disco che ha fatto da apripista alla carica rivoluzionaria di tutta la scena.

Rock Psichedelico anni ’60:
The Doors – Light My Fire

Rock Psichedelico anni ’60:
The Doors – The Crystal Ship


The Piper at the Gates of Dawn – Pink Floyd – 1967

Io amo parlare di The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd, perché si riesce a parlare finalmente di Pink Floyd senza passare attraverso stereotipi di troppo. Ammettiamolo, è una di quelle band che ha sofferto molto di quello che è poi stato l’immaginario collettivo. Per intenderci: non so voi, ma a me irrita quando si deve parlare di Pink Floyd nell’ottica di una Money, di una Another Brick In The Wall, così come può urtarmi quando si parla di uno Stevie Wonder per I Just Called To Say I Love You, o dei Beatles, per Yellow Submarine. Ecco, quale disco migliore per sovvertire questo triste immaginario collettivo che si sono dovuti accollare i Pink Floyd nel tempo? Beh, assolutamente The Piper at the Gates of Dawn, che è anche uno dei dischi più psichedelici di questa lista, nel senso più irrazionale. Talvolta animalesco, totalmente allucinato. Questo per merito del frontman di allora, Syd Barrett, che fintanto che ne è stato in grado, poi ne è uscito sopraffatto dalle allucinazioni, (per dei problemi di droga di quel periodo), ha portato ad alcuni dei frangenti più folli del genere. Iconografico anche nel suo approccio chitarristico, molto nervoso, e con quel sound tagliente da Telecaster al ponte che è diventato poi un suo piccolo marchio di fabbrica di quel periodo. Peraltro agli antipodi di quello che poi è stato David Gilmour a seguire. Due facce diametralmente opposte della stessa medaglia chiamata Pink Floyd.

Un esordio di quelli importanti, destinato a lasciare una traccia indelebile non solo nella storia della psichedelia, ma di tutta la musica del Novecento. Un disco imprescindibile anche in ottica di una ciucca di quelle epocali. Se dovesse mai capitarvi di accompagnarla con The Piper at the Gates of Dawn, vi assicuro che ve la ricorderete per parecchio.

Rock Psichedelico anni ’60:
Pink Floyd – Astronomy Domine

Rock Psichedelico anni ’60:
Pink Floyd – Pow R. Toc. H


Wake Up…It’s Tomorrow – Strawberry Alarm Clock – 1967

Ci spostiamo in America, nel lato un po’ più commerciale della scena psichedelica, che però in questo caso secondo me ha partorito un disco capolavoro del genere e massimo esempio di psichedelia sotto ogni aspetto: musicale, estetico, lirico. Dico uno dei successi commerciali del genere in quanto è stato una delle band che riuscirono a piazzarsi anche nella Billboard Top 100 americana, arrivando primi con il brano Incense and Peppermints. Un gruppo studiato un po’ più a tavolino, e che aveva compiuto il suo esordio come cover band suonando nei principali locali di Los Angeles. 4 gli album registrati dagli Strawberry Alarm Clock, di cui oggi affronto Wake Up…It’s Tomorrow, quello che reputo in assoluto il loro disco più azzeccato. Uno dei miei preferiti di tutta la scena, per il suo carattere lussurioso, edonista. Una grande cura compositiva, soprattutto armonica, che vi assicuro è impossibile da raggiungere sotto acidi. Qua c’è un gran lavoro di studio. Ma che forse proprio per questo, per lo studio che c’è alle spalle, riesce a creare, a mio avviso, una panoramica ad altissima definizione di quello che è il concetto di psichedelia.

Molto curata è anche la loro immagine, passando anche attraverso le loro strambe chitarre, con queste protuberanze che congiungono il body con la paletta. Altro ottimo disco con cui affacciarsi al genere, soprattutto da parte dei neofiti.

Rock Psichedelico anni ’60:
Strawberry Alarm Clock – Tomorrow

Rock Psichedelico anni ’60:
Strawberry Alarm Clock – Sit With The Guru


S.F. Sorrow – The Pretty Things – 1968

Ecco qua, in verità, un altro caso di band presa in prestito dalla scena mod, dalla scena garage, come abbiamo già visto per gli Small Faces. È lo stesso percorso che hanno fatto i Pretty Things, nel loro caso forse persino più radicale degli Small Faces. Una metamorfosi ancora più netta con il passato che rende i vecchi e i nuovi Small Faces, alle nostre orecchie, due band praticamente diverse. Eppure accomunate dagli stessi componenti, o almeno gran parte. Ne esce fuori questo concept album chiamato S.F. Sorrow, che ricordo sempre per la sua punta di diamante, ovvero la cura delle armonizzazioni vocali. Grandiose armonizzazioni vocali, in armonie spesso piuttosto allucinate, astratte, accompagnate da chitarre incendiarie, anche qua è un tripudio di fuzz, questa distorsione primordiale. Anche inserti splendidi di Mellotron, altro strumento rivoluzionario che stava iniziando a muovere i suoi passi proprio in questo grande periodo di fermento.

Un disco che riesce a coniugare alla grande momenti più robusti, più heavy, con altri più sinfonici. È, devo ammettere, uno dei dischi che più mi ha ispirato nel mio percorso compositivo da musicista. I Pretty Things continueranno un po’ il corso psichedelico con il successivo Parachute, che adotterà un sound più pesante che strizza l’occhio all’hard rock.

Rock Psichedelico anni ’60:
The Pretty Things – She Says Good Morning

Rock Psichedelico anni ’60:
The Pretty Things – Ballon Burning


Forever Changes – Love – 1967

Disco incredibile, chiunque si senta di dover mettere primo nella propria personale chart psichedelica questo disco, è liberissimo di farlo. Un disco che coglie il lato più intimista del genere, (più ineditamente intimista), in un dualismo tra un carattere inequivocabilmente psichedelico, soprattutto a livello armonico e momenti introspettivi, soprattutto attraverso un uso di chitarra acustica molto gentile e una splendida orchestrazione con svariati archi, ma anche fiati. Ogni singolo brano di questo disco passa da dei momenti di più tipica convenzionale, elegante canzone pop d’autore, a degli improvvisi svarioni, sempre attraverso la stessa linea strumentale, ma che inacidiscono improvvisamente la canzone, attraverso quell’accordo strano, quella melodia bislacca. Un equilibrio che è difficile spiegare anche a parole e che è indispensabile sentire più di una volta. È un disco che non si riesce ad assimilare tutto in un colpo, che richiederà un po’ di concentrazione, ma che nel giro di un 2-3 ascolti diventerà, a mio avviso, oro colato.

Tutto concepito dalla mente geniale del frontman, Arthur Lee, in uno dei dischi che reputo anche uno dei migliori dischi da viaggio. Provate ad accompagnare anche questo con un qualche viaggio azzeccato in macchina, soprattutto sull’imbrunire. Un progetto che ha continuato la propria carriera anche negli anni ’70, ma che concentra negli anni Sessanta tutta la sua autenticità. Che consiglio anche attraverso l’album precedente, Da Capo, un disco più sanguigno, più immediato. Arthur Lee ahimè morirà prematuramente di leucemia, ma grande è la sua eredità, soprattutto alla luce dell’internet che ha riportato grande interesse verso questo disco, uno dei migliori riscoperti di tutta la scena.

Rock Psichedelico anni ’60:
Love – Old Man

Rock Psichedelico anni ’60:
Love – The Good Humor Man He Sees Everything Like This


Conclusione

Se hai trovato questa chart interessante, metti un like, commenta e iscriviti per rimanere aggiornato sulle nuove puntate.

A presto!


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *